Stereotipi e pregiudizi sulla psicologia e lo psicologo

Changing the word impossible to possible.

Chiunque abbia distrutto un pregiudizio, un solo pregiudizio, è un benefattore dell’umanità.
Nicolas de Chamfort

“Dallo psicologo ci vanno solo i matti”

Nella nostra società il disagio psicologico è molto stigmatizzato. La maggior parte delle persone non fa fatica ad andare da un medico di fronte ad un disagio fisico, mentre di fronte ad un disagio psicologico incontra difficoltà nell’affidarsi allo psicologo-psicoterapeuta. Ciò avviene perché nell’immaginario collettivo il primo caso viene associato ad una condizione di normalità, mentre il secondo viene percepito come uno stato di anormalità da tenere nascosto. Per sfatare questo falso mito può essere utile partire dalla definizione di salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “la salute mentale è uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”.
Se partiamo da questa definizione è agevole comprendere come la vera anomalia consista nel non rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta per ripristinare il proprio stato di benessere emotivo e psicologico.
Secondo alcuni studi dell’OMS in Europa, la mortalità per suicidio è più elevata di quella causata da incidenti stradali, e circa il 6% della popolazione europea soffre di disturbi di depressivi. In Italia, studi recenti, hanno mostrato che la presenza di disturbi mentali nella popolazione è pari a circa l’8%, in costante crescita negli ultimi anni.
E’ importante, quindi, cercare di non stigmatizzare il disagio mentale e provare a pensare che la sofferenza psicologica, possa entrare a far parte della vita di ognuno di noi. Tutti noi abbiamo il diritto di prenderci cura di noi stessi, sia che di tratti di malattia fisica che di malattia psicologica.

“Se chiedo aiuto, sono debole. Io sono il migliore psicologo di me stesso”

L’espressione “Io sono il migliore psicologo di me stesso” è in parte frutto della realtà e in parte del pregiudizio.
È inequivocabile che nella stanza della terapia si è in due, e nessuno psicologo-psicoterapeuta può essere di aiuto al cliente se quest’ultimo non glielo consente e se non permette di farsi aiutare. Pertanto, si è il migliore psicologo di sé stessi quando si ha la giusta motivazione a rivedere i propri schemi mentali, comportamentali, emotivi e relazionali, per ripristinare un buon livello di benessere psicologico e sociale.
D’altro canto, si entra nella sfera del pregiudizio quando l’idea di essere il migliore psicologo di sé stessi diventa una forma di chiusura, ovvero, quando si vuole riuscire da soli a tutti i costi per non apparire deboli e si vede lo psicologo solo come ultima spiaggia.
Gli uomini, rispetto alle donne, tendono a chiedere meno il supporto dello psicologo perché spesso ritengono che una richiesta di aiuto sia sinonimo di debolezza. Tale evidenza manifesta una maggiore focalizzazione sull’immagine di sé che viene data all’esterno, rispetto alla volontà di affrontare e risolvere un disagio con il supporto obiettivo, imparziale e professionale di un esperto.

“Se ho bisogno di aiuto non serve pagare uno psicologo, mi basta parlare con un amico”

Oramai le ricerche hanno ampiamente dimostrato l’importanza di una buona rete sociale nel prevenire e proteggere l’individuo dall’insorgere di disturbi psicologici derivanti da eventi difficili e traumatici. Nella vita quotidiana tutti noi ci sentiamo sollevati quando sentiamo vicine persone alle quali vogliamo bene e che ricambiano il nostro affetto, alle quali chiediamo consigli e di cui possiamo fidarci nei momenti in cui abbiamo bisogno del loro sostegno e conforto.
Questo sano e vitale tipo di sostegno non ha nulla a che fare con il lavoro dello psicologo o psicoterapeuta.
Un professionista del benessere psicologico, grazie al suo bagaglio di conoscenze ed esperienze tecnico/scientifiche, è in grado di identificare le caratteristiche della nostra sofferenza, le cause che l’hanno generata e quelle che la mantengono in vita. Grazie alle ricerche continue sul funzionamento emotivo-cognitivo-comportamentale delle persone, l’esperto possiede gli strumenti per guidare il cliente verso la comprensione dei comportamenti, pensieri, credenze e emozioni che sono la causa della sua sofferenza, al fine di attivare le risorse necessarie al cambiamento.